Alla mia cara Sr. Giò che si è "accesa" in Cielo il 19 ottobre di questo 2016

                            


Mia cara Sr. Giò,


Come dimenticare la nostra ultima telefonata, era settembre, qualche giorno prima della mia partenza per la Sardegna e del mio intervento. La sua voce non era squillante come al solito e mi disse che a fare il mio numero l'aveva aiutata una suorina che era la vicino a lei, perchè lei non riusciva più a rispondere bene alle mie chiamate o ai miei messaggini. 

La sua telefonata arrivava ovunque io fossi, e i suoi messaggi nella segreteria del mio telefono fisso in Sardegna rallegravano sempre la mia famiglia con il suo accento di Cesena.
Ieri è stata la festa dell'Immacolata e so per certo che la sera prima mi avrebbe fatto una telefonatina veloce per ricordarmi di pregare la Madonna.

C'eravamo incontrate di persona in estate per l'ultima volta e ci eravamo salutate tutte e due con due o tre lacrimucce, perchè lei mi disse, spero di rivederti presto, ma so di non esserci più quando tornerai.  Mi aveva fatto fare il giro di tutta la casa di Cervia, sebbene ci fossi già stata altre volte, stretta alla sua mano, mi aveva presentato a tutte le suore che già mi conoscevano, intrufolandosi nelle loro stanze, durante le loro mansioni, alle infermiere, alla superiora: perchè la sua diletta Françis era venuta a trovarla.
Nel giardino della sua casa di riposo a Cervia, mi ricordo che parlammo a lungo del suo stato di salute, a cuore aperto mi raccontò con occhi lucidi della malattia, degli esami, del suo personale pudore di donna e di religiosa, della fiducia nei medici e anche della sua paura di morire. Io come mio solito, facevo il clown, perchè so farlo bene e cercavo di incoraggiarla e di farla sorridere. E ci riuscì! Ma lei mi diede la sua ultima lezione!

Anche lei "Suor" Giovanna aveva paura di morire mi disse con occhi lucidi. Aveva deciso , però, di affidarsi completamente a Dio e alla sua volontà: sentiva il suo corpo perdere le forze e questo andava contro la sua natura piena di energia, ma dall'alto della sua montagna aveva capito che non aveva pù bisogno di sapere usare bene le mani, di farsi correttamente il segno di croce, perchè lei era diventata un segno di croce vivente, una croce.

La vita è una possibilità, una opportunità, un sorteggio tra x e y, cromosomi, occhi, sorrisi, colori e diversi carattere che ci contraddistiguono unicamente ed eternamente. Nessuno sarà mai come lei, Suor Giò,  o come me, nessuno guarderà il mondo con i suoi occhi o con i miei, quando non saremo più noi a vedere. E lei era perfetta così come era. Galoppava dappertutto con i suoi stivaletti ortopedici, e curiosava nelle vite di tutti e soprattutto di  tutte le ragazze che incontrava nell'Istituto Zoni dove ha incontrato pure me.

Lei è la prima suora che incontrai a Bologna. Ero venuta all'Istituto Zoni con mio papà a cercare un collegio dove abitare durante i miei anni universitari. Lei piaceva a mio papà e continuava a ripetere che era stata in Sardegna, una volta, insieme a una classe per un convegno; ripeteva di aver visto il Poetto e di aver alloggiato all'Hotel Mediterraneo e non si ricordava mai che strada dall'aeroporto avessero fatto in pulman per condurla poi sino a Cagliari. Credo di aver sentito questa storia ogni volta che, poi, dall'istituto partivo per la Sardegna e ogni volta che mi telefonava a casa durante le vacanze! E ora vorrei tanto risentirla!

Tornando al nostro incontro. Io ero molto riservata e un pò burbera a quei tempi e l'Istituto Zoni era si il più economico dei collegi e il più vicino alla mia facoltà, ma era pure molto vecchio e le mura fuori alte e di mattoni rossi col filo spinato mi ricordavano un lager nazista! Mi continuava a ripetere che la vostra mensa offriva cibo per vegetariani e cercava di convincermi, ma io presi mio padre per un braccio e lo portai fuori con una faccia che parlava da sola. Lei questa faccia non se la dimenticò mai.
Dopo ripetuti giri, scelsi un altro collegio, in porta Mazzini. Ma ci rimasi solo tre gg. Dopo tre giorni decisi di tornare a Cagliari, infatti, forse in un raptus di nostalgia un pò eccesivo!
Mi inscrissi all'università di Cagliari in Lettere Classiche. Dopo un anno e mezzo, in luglio scrissi alla segreteria di Bologna per avviare le pratiche del mio trasferimento. E tornò di nuovo in ballo la scelta del mio alloggio. Senza pensarci troppo decisi di optare per il collegio più economico, l'istituto della Suora con scarponcini strani, e ditina affusolate un pò irrigidite, che parlava assai!

Ed ecco, varcai la soglia dell'Istituto Zoni, in via San Giacomo 13, e ad attendermi c'era ancora lei: Suor Giovanna Claudia Mantani! Allora non potevo sapere che di lì a poco sarebbe diventata la mia Suor Giò, una preziosa amica, confidente, una famiglia intera racchiusa in una persona sola! 
Ma diciamola tutta ora. Che era un pò invadente, curiosa e di vecchio stampo non possiamo negarlo! Ma a me non disturbava! Adoravo la sua curiosità, quasi infantile, forse perchè rassomigliava proprio alla mia! Adoravo quel suo fare spio-giardinaggio nel piccolo cortile dell'Istituto, sempre pronta a monitorare le uscite e gli arrivi in Istituto. E quando comprava e interrava nelle fioriere le primule per poi strappare tutti i fiorellini, metterli a seccare e farli finire poi incollati con un metodo tutto suo in bellissimi bigliettini. Ha riempito le mie feste, i miei compleanni di quei bigliettini e ancora ne conservo uno pulito!

Quante cose abbiamo fatto insieme. Quante feste d'istituto abbiamo organizzato, quanti Natali, quante lettere mi ha fatto scrivere e soprattutto quante volte suonava il citofono del mio piano per farmi scendere ad aiutarla al computer o ad inviare qualche email con la sua email yahoo. E le sue ditina geneticamente rigide che digitavano i tasti nella tastiera erano fenomenali. Lei era dalla nascita affetta da un morbo che intaccava i muscoli del suo corpo. Spesso mi diceva di essere viva per miracolo ogni giorno. Perchè ogni giorno della sua vita sarebbe potuta morire se il muscolo cardiaco avesse cessato di funzionare. Tutta la sua vita è stata un miracolo. Si è laureata nel lontano '68 con una tesi che è divenuta anche un libro! Io ero fiera di lei e della sua storia! E mi ha sempre incoraggiato tanto.
Quando per alcuni motivi ha lasciato lo Zoni, è vero che c'era pure la mia Suor Enry a tenermi la mano, ma senza Suor Giò lo Zoni aveva perso la sua anima. Lei aveva colto in pieno il significato di quello che un collegio universitario religioso dovrebbe essere per le ragazze che lo abitano. Una ape curiosa che ti punzecchiava col sapore di Dio! Eri libera di andare o restare, ma lei, se stavi la, ti punzecchiava sempre, perchè quello era il suo carisma: punzecchiare amore, solidarietà, impegno e preghiera. 

Noi due ci siamo prese subito. All'inizio era servito solo il tempo necessario a renderci conto di quanto ci assomigliassimo. Da lì, una storia fatta di mille giornate insieme, di tanti suoi "ohohoh", di lunghe chiaccherate spirituali in portineria, di lunghe riflessioni, di bussate alla mia porta, del suo programma radio serale e mattutino di Padre Marziale, di bigliettini floreali, di rosari quotidiani la sera alle 20.30, e come dimenticare le tante Infiorate dell'8 dicembre a piazza San Francesco cui abbiamo partecipato e il suo Cardinale Caffarra, come dimenticare le nostre passeggiate in chiesa, in cattedrale e quando la accompagnavo sul treno per i suoi ritiri spirituali. 

Siamo diventate Suor Giò e Françis e anche quando le nostre strade si sono divise, eravamo sempre insieme!
Vorrei che anche in paradiso ci fossero i cellulari. Mi piacerebbe sentire di nuovo la sua voce che mi dice ti sono vicino con la preghiera Françis e ti voglio bene. 

Dopo la nostra ultima telefonata, erano passati 10 gg e io dopo il mio piccolo soggiorno in ospedale dissi a mia mamma, mah Sr. Giò non mi ha chiamata? E allora cominciai a chiamarla io. Nessuna risposta. Messaggi e nessun segnale! Mi decisi così a chiamare io a Cervia nella sua casa di riposo. Ecco. In quel momento io sono stata davvero triste. Triste di sentire da una infermiera che le condizioni di Sr Giò erano peggiorate. Non si alimentava pià da sola e spesso si assopiva per i farmaci contro il dolore. A nulla era servito quindi farsi operare prima dell'estate. Il suo male era tornato! Il suo feto alieno, come ero solita chiamarlo io dalla sua prima apparizione ai tempi dello Zoni, era ancora là!
La mia Sr. Giò per questo non mi aveva chiamata. Sono corsa in camera mia e tra le lascrime ho scritto una lunga lettera che le ho spedito il giorno dopo con la speranza che Sr Ester, un'altra cara suora per me, anche lei a Cervia, potesse leggerla alla mia Sr. Giò per me, cosi da sentirsi meno sola in un momento così doloroso per un'ape piene di energia come era Sr Giovanna Claudia.
Il 19 ottobre si è poi decisa a saltare sulla punta della sua croce e come da un trampolino si è catapultata leggera in Paradiso!

Sono sicura che ora, dopo essersi per bene sistemata nel suo alloggio in Paradiso, in una nuvoletta che sta proprio qui sopra Bruxelles, sta già provvedendo a fare là le sue visite e le sue nuove conoscenze. Gesù e suo Padre non si annoieranno più con Sr. Giò prezzemolo del Paradiso in giro! Anche se saperla in alto con molto vantaggio mi rassicura poco, spero sia fiera di me, ora che vede tutto quello che combino!
Porga i miei più cari saluti alla Santa Famiglia, alla mia Sr. Enry, che sarà anche lei nei paraggi a vegliare su di me e alla dolce Sr. Elena che ormani avrà riempito il Paradiso di centrini! 


toto corde,
la sua diletta Françis


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