venerdì 9 dicembre 2016

Alla mia cara Sr. Giò che si è "accesa" in Cielo il 19 ottobre di questo 2016

                            


Mia cara Sr. Giò,


Come dimenticare la nostra ultima telefonata, era settembre, qualche giorno prima della mia partenza per la Sardegna e del mio intervento. La sua voce non era squillante come al solito e mi disse che a fare il mio numero l'aveva aiutata una suorina che era la vicino a lei, perchè lei non riusciva più a rispondere bene alle mie chiamate o ai miei messaggini. 

La sua telefonata arrivava ovunque io fossi, e i suoi messaggi nella segreteria del mio telefono fisso in Sardegna rallegravano sempre la mia famiglia con il suo accento di Cesena.
Ieri è stata la festa dell'Immacolata e so per certo che la sera prima mi avrebbe fatto una telefonatina veloce per ricordarmi di pregare la Madonna.

C'eravamo incontrate di persona in estate per l'ultima volta e ci eravamo salutate tutte e due con due o tre lacrimucce, perchè lei mi disse, spero di rivederti presto, ma so di non esserci più quando tornerai.  Mi aveva fatto fare il giro di tutta la casa di Cervia, sebbene ci fossi già stata altre volte, stretta alla sua mano, mi aveva presentato a tutte le suore che già mi conoscevano, intrufolandosi nelle loro stanze, durante le loro mansioni, alle infermiere, alla superiora: perchè la sua diletta Françis era venuta a trovarla.
Nel giardino della sua casa di riposo a Cervia, mi ricordo che parlammo a lungo del suo stato di salute, a cuore aperto mi raccontò con occhi lucidi della malattia, degli esami, del suo personale pudore di donna e di religiosa, della fiducia nei medici e anche della sua paura di morire. Io come mio solito, facevo il clown, perchè so farlo bene e cercavo di incoraggiarla e di farla sorridere. E ci riuscì! Ma lei mi diede la sua ultima lezione!

Anche lei "Suor" Giovanna aveva paura di morire mi disse con occhi lucidi. Aveva deciso , però, di affidarsi completamente a Dio e alla sua volontà: sentiva il suo corpo perdere le forze e questo andava contro la sua natura piena di energia, ma dall'alto della sua montagna aveva capito che non aveva pù bisogno di sapere usare bene le mani, di farsi correttamente il segno di croce, perchè lei era diventata un segno di croce vivente, una croce.

La vita è una possibilità, una opportunità, un sorteggio tra x e y, cromosomi, occhi, sorrisi, colori e diversi carattere che ci contraddistiguono unicamente ed eternamente. Nessuno sarà mai come lei, Suor Giò,  o come me, nessuno guarderà il mondo con i suoi occhi o con i miei, quando non saremo più noi a vedere. E lei era perfetta così come era. Galoppava dappertutto con i suoi stivaletti ortopedici, e curiosava nelle vite di tutti e soprattutto di  tutte le ragazze che incontrava nell'Istituto Zoni dove ha incontrato pure me.

Lei è la prima suora che incontrai a Bologna. Ero venuta all'Istituto Zoni con mio papà a cercare un collegio dove abitare durante i miei anni universitari. Lei piaceva a mio papà e continuava a ripetere che era stata in Sardegna, una volta, insieme a una classe per un convegno; ripeteva di aver visto il Poetto e di aver alloggiato all'Hotel Mediterraneo e non si ricordava mai che strada dall'aeroporto avessero fatto in pulman per condurla poi sino a Cagliari. Credo di aver sentito questa storia ogni volta che, poi, dall'istituto partivo per la Sardegna e ogni volta che mi telefonava a casa durante le vacanze! E ora vorrei tanto risentirla!

Tornando al nostro incontro. Io ero molto riservata e un pò burbera a quei tempi e l'Istituto Zoni era si il più economico dei collegi e il più vicino alla mia facoltà, ma era pure molto vecchio e le mura fuori alte e di mattoni rossi col filo spinato mi ricordavano un lager nazista! Mi continuava a ripetere che la vostra mensa offriva cibo per vegetariani e cercava di convincermi, ma io presi mio padre per un braccio e lo portai fuori con una faccia che parlava da sola. Lei questa faccia non se la dimenticò mai.
Dopo ripetuti giri, scelsi un altro collegio, in porta Mazzini. Ma ci rimasi solo tre gg. Dopo tre giorni decisi di tornare a Cagliari, infatti, forse in un raptus di nostalgia un pò eccesivo!
Mi inscrissi all'università di Cagliari in Lettere Classiche. Dopo un anno e mezzo, in luglio scrissi alla segreteria di Bologna per avviare le pratiche del mio trasferimento. E tornò di nuovo in ballo la scelta del mio alloggio. Senza pensarci troppo decisi di optare per il collegio più economico, l'istituto della Suora con scarponcini strani, e ditina affusolate un pò irrigidite, che parlava assai!

Ed ecco, varcai la soglia dell'Istituto Zoni, in via San Giacomo 13, e ad attendermi c'era ancora lei: Suor Giovanna Claudia Mantani! Allora non potevo sapere che di lì a poco sarebbe diventata la mia Suor Giò, una preziosa amica, confidente, una famiglia intera racchiusa in una persona sola! 
Ma diciamola tutta ora. Che era un pò invadente, curiosa e di vecchio stampo non possiamo negarlo! Ma a me non disturbava! Adoravo la sua curiosità, quasi infantile, forse perchè rassomigliava proprio alla mia! Adoravo quel suo fare spio-giardinaggio nel piccolo cortile dell'Istituto, sempre pronta a monitorare le uscite e gli arrivi in Istituto. E quando comprava e interrava nelle fioriere le primule per poi strappare tutti i fiorellini, metterli a seccare e farli finire poi incollati con un metodo tutto suo in bellissimi bigliettini. Ha riempito le mie feste, i miei compleanni di quei bigliettini e ancora ne conservo uno pulito!

Quante cose abbiamo fatto insieme. Quante feste d'istituto abbiamo organizzato, quanti Natali, quante lettere mi ha fatto scrivere e soprattutto quante volte suonava il citofono del mio piano per farmi scendere ad aiutarla al computer o ad inviare qualche email con la sua email yahoo. E le sue ditina geneticamente rigide che digitavano i tasti nella tastiera erano fenomenali. Lei era dalla nascita affetta da un morbo che intaccava i muscoli del suo corpo. Spesso mi diceva di essere viva per miracolo ogni giorno. Perchè ogni giorno della sua vita sarebbe potuta morire se il muscolo cardiaco avesse cessato di funzionare. Tutta la sua vita è stata un miracolo. Si è laureata nel lontano '68 con una tesi che è divenuta anche un libro! Io ero fiera di lei e della sua storia! E mi ha sempre incoraggiato tanto.
Quando per alcuni motivi ha lasciato lo Zoni, è vero che c'era pure la mia Suor Enry a tenermi la mano, ma senza Suor Giò lo Zoni aveva perso la sua anima. Lei aveva colto in pieno il significato di quello che un collegio universitario religioso dovrebbe essere per le ragazze che lo abitano. Una ape curiosa che ti punzecchiava col sapore di Dio! Eri libera di andare o restare, ma lei, se stavi la, ti punzecchiava sempre, perchè quello era il suo carisma: punzecchiare amore, solidarietà, impegno e preghiera. 

Noi due ci siamo prese subito. All'inizio era servito solo il tempo necessario a renderci conto di quanto ci assomigliassimo. Da lì, una storia fatta di mille giornate insieme, di tanti suoi "ohohoh", di lunghe chiaccherate spirituali in portineria, di lunghe riflessioni, di bussate alla mia porta, del suo programma radio serale e mattutino di Padre Marziale, di bigliettini floreali, di rosari quotidiani la sera alle 20.30, e come dimenticare le tante Infiorate dell'8 dicembre a piazza San Francesco cui abbiamo partecipato e il suo Cardinale Caffarra, come dimenticare le nostre passeggiate in chiesa, in cattedrale e quando la accompagnavo sul treno per i suoi ritiri spirituali. 

Siamo diventate Suor Giò e Françis e anche quando le nostre strade si sono divise, eravamo sempre insieme!
Vorrei che anche in paradiso ci fossero i cellulari. Mi piacerebbe sentire di nuovo la sua voce che mi dice ti sono vicino con la preghiera Françis e ti voglio bene. 

Dopo la nostra ultima telefonata, erano passati 10 gg e io dopo il mio piccolo soggiorno in ospedale dissi a mia mamma, mah Sr. Giò non mi ha chiamata? E allora cominciai a chiamarla io. Nessuna risposta. Messaggi e nessun segnale! Mi decisi così a chiamare io a Cervia nella sua casa di riposo. Ecco. In quel momento io sono stata davvero triste. Triste di sentire da una infermiera che le condizioni di Sr Giò erano peggiorate. Non si alimentava pià da sola e spesso si assopiva per i farmaci contro il dolore. A nulla era servito quindi farsi operare prima dell'estate. Il suo male era tornato! Il suo feto alieno, come ero solita chiamarlo io dalla sua prima apparizione ai tempi dello Zoni, era ancora là!
La mia Sr. Giò per questo non mi aveva chiamata. Sono corsa in camera mia e tra le lascrime ho scritto una lunga lettera che le ho spedito il giorno dopo con la speranza che Sr Ester, un'altra cara suora per me, anche lei a Cervia, potesse leggerla alla mia Sr. Giò per me, cosi da sentirsi meno sola in un momento così doloroso per un'ape piene di energia come era Sr Giovanna Claudia.
Il 19 ottobre si è poi decisa a saltare sulla punta della sua croce e come da un trampolino si è catapultata leggera in Paradiso!

Sono sicura che ora, dopo essersi per bene sistemata nel suo alloggio in Paradiso, in una nuvoletta che sta proprio qui sopra Bruxelles, sta già provvedendo a fare là le sue visite e le sue nuove conoscenze. Gesù e suo Padre non si annoieranno più con Sr. Giò prezzemolo del Paradiso in giro! Anche se saperla in alto con molto vantaggio mi rassicura poco, spero sia fiera di me, ora che vede tutto quello che combino!
Porga i miei più cari saluti alla Santa Famiglia, alla mia Sr. Enry, che sarà anche lei nei paraggi a vegliare su di me e alla dolce Sr. Elena che ormani avrà riempito il Paradiso di centrini! 


toto corde,
la sua diletta Françis


sabato 12 novembre 2016

Un cadeau pour mon anniversaire!


11 November, un jour d'été en automne




          Le dernieres roses ont défiè et bravé le froid de l'automne...


domenica 6 novembre 2016


"Piper", il nuovo corto Pixar per andare oltre l'oceano di paure

   




"Piper", proiettato alla prima del film "Alla ricerca di Dory", ha un messaggio magico che arriva forte e chiaro in tutta la sua potenza: combattere contro le proprie paure, per superarle. La storia del piccolo piovanello è in grado di emozionare grandi e bambini, senza alcun dialogo.
Il corto è stato diretto da Alan Barillaro. Le musiche di Adrian Belew sono magicamente reali!

Nel video di circa sei minuti il protagonista è un piccolo piovanello costretto dalla mamma ad affrontare le prime difficoltà della vita. Con tenera apprensività la mamma, una mattina decide che è ora per il suo Piper di conoscere l'oceano e di imparare a pescare.

Altrettanta è la tenerezza della riluttanza del giovane piovanello alla vista della sua mamma che sbeccheggia in riva al mare una piccola e succulenta vongola: si pulisce il faccino ancora intorpidito, saltella esultante per la pesca della mamma e con istintiva naturalezza apre il suo beccuccio, chiude gli occhietti con faccia al cielo e attende che la sua mamma torni nel suo nido per sfamarlo come ha sempre fatto. Ma la mamma si fa attendere e continua a invitarlo a volare nella riva. Un pò per la fame e un pò per l'euforia della curiosità, il piccolo Piper decide di raggiungere la sua mamma: sbatte gli occhietti per rassicursi, e nonostante un piccolo ruzzolone iniziale, scrollatosi la sabbia di dosso riparte e con un volo a bassa quota arriva in riva dell'oceano, dove fa il suo trionfale ingresso tra tutti i piovanelli che banchettano tra le onde la loro prima colazione.
Giunto alle zampette della mamma con tenerezza chiude di nuovo gli occhietti al cielo e apre il suo beccuccio affamato. Questa volta, però, non gli resta che il guscio! La mamma ha mangiato la sua vongola e con uno sguardo fiero lo becchetta incoraggiandolo a pescarsi da solo una sua vongola per mangiarla. Piper punta i piedi, saltella, si distrae a giocare con le bolle d'acqua, dimentica la fame e le paure e viene travolto da una gigantesca onda che lo riduce in un cumulo di piume e acqua!
Al sicuro nel suo nido sembra aver gettato la spugna, non vuole più sentire neppure il rumore delle onde, ma la fame vince la paura e con sguardo fiero decide di riprovarci!
Salta su una roccia, e dopo aver scrutato l'orizzonte vede dulla riva una vongola che spunta dalla sabbia e zum corre a prenderla, ma anche l'onda ha deciso di arrivare e nel faccia a faccia, il piccolo Piper per la paura si tuffa in un cumulo di alghette. Proprio da la, però, fa il suo ingresso in scena una famiglia di pagurini che distrae le paure del giocane piovanello. Il piccolo paguro insime alla sua famiglia si dirige in riva all'oceano a pesca di vongole e il nostro Piper segue tutta la vicenda! Preso da coraggio si avvicina al suo nuovo piccolo amico, ma a un certo punto si accorge che tutta la famiglia di paguri e pure il piccoletto hanno cominciato velocemente a interrarsi sotto la sabbia: un'onda grande sta per arrivare.
Preso dalla paura, dall'ansia, dal panico, non scappa e come a copiare i paguri decide di interrare il suo beccuccio nella sabbia e così fa!
L'onda lo tavolge, ma sottacqua, quando sembra che tutto sia perduto, ci pensa il suo amico pagurino. Con un toc toc sul beccuccio del nostro Piper ormai arreso, attirata la sua attenzione, ad un cenno d'occhi lo invita a guardare cosa accade sotto le onde. Tutte le vongole vengono fuori dalla sabbia senza paura! Le sue vongole sono la, sotto le onde!
Euforico per la scoperta, per la sua paura vinta, il nostro Piper non riesce a smettere di volare e saltare qua e la sotto lo sguardo fiero della mamma. 
Ha imparato a non aver paura delle onde, ha imparato a pescare e lo fa per tutti. Perchè guardando sotto alle onde, le sue vongole sono più facili da pescare.
E alla fine della giornata, il nostro Piper stanco può tornare nel suo nido a dormire felice  e soddisfatto con la sua mamma e con le sue adorate vongole!


lunedì 1 agosto 2016

Il "pomodore"

Il "pomodore"
di Maria Francesca Cadeddu


Eravate fiori magrolini e
 gialli luminosi,
 appollaiati
 tra le spire dei verdi rami 
che vi hanno fioriti,
 ingrassati,
e colorati.

Siete divenuti pomi dai riflessi d'oro.
E ora le nostre mani,
che a lungo vi hanno contemplato,
riempite 
di un odore penetrante,
un "pomodore"
 che dal picciolo arriva sino al naso
e che sa di buono.

domenica 31 luglio 2016

La coniugazione del verbo fraternità

La coniugazione del verbo fraternità
di Maria Francesca Cadeddu

Io sei tu
Tu sono io
Egli siete voi
Noi sono essi
Voi siamo noi
Essi sono io

Perchè,
io siamo noi,
perchè,
io sono loro.

sabato 30 luglio 2016

Il viaggio della goccia di pioggia

Il viaggio della goccia di pioggia 
di Maria Francesca Cadeddu




Si genera alta e scroscia in moto costante
una goccia di pioggia,
e cade sul vetro della finestra,
ciondolando in una allegra discesa
tra le altre gocce ciondolanti
e tra gli aloni ormai opachi,
segni d'anime d'acqua, sue sorelle.

Non ha paura della caduta
la goccia di pioggia.
Non sceglie dove andare, vive e si lascia vivere.
E scende costante senza troppo accelerare,
allegra del fatto che
alla fine di quel vetro,
alla fine del suo viaggio,
la sua anima d'acqua
avrà lasciato una traccia di vita,
un alone opaco, unico,
che nessuna altra goccia nella sua discesa
potrà mai ridisegnare.




mercoledì 27 luglio 2016

ATTESA di Raymond Carver da Blu Oltremare (1986)


Esci dalla statale a sinistra e
scendi giù dal colle. Arrivato
in fondo, gira ancora a sinistra.
Continua sempre a sinistra. La strada
arriva a un bivio. Ancora a sinistra.
C’è un torrente, sulla sinistra.
Prosegui. Poco prima
della fine della strada incroci
un’altra strada. Prendi quella
e nessun’altra. Altrimenti
ti rovinerai la vita
per sempre. C’è una casa di tronchi
con il tetto di tavole, a sinistra.
Non è quella che cerchi. È quella
appresso, subito dopo
una salita. La casa
dove gli alberi sono carichi
di frutta. Dove flox, forsizia e calendula
crescono rigogliose. È quella
la casa dove, in piedi sulla soglia,
c’è una donna
con il sole nei capelli. Quella
che è rimasta in attesa
fino a ora.
La donna che ti ama.
L’unica che può dirti:
“Come mai ci hai messo tanto?”